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Il paradosso della frittatiera: come il marketing ci sta rendendo stupidi

C’era una volta il saper fare le cose.

Tempo fa, stavo preparando una frittata in padella. Arriva il fatidico momento in cui bisogna girarla e tiro fuori un coperchio sufficientemente grande da contenere bene la superficie della frittata ormai cotta alla base e ce la faccio scivolare dentro. Con una mossa da karateka, giro velocemente il coperchio per farla ricadere in padella dalla parte opposta e… SPLASH!

La mia bellissima frittata cade rovinosamente sul fornello.

 

Devo assolutamente comprarmi una frittatiera!

 

Questo fu il primo pensiero che mi balzò in testa, mentre constatavo che il mio pranzo era da buttare. Da esperta di comportamenti di consumo, mi sono divertita a constatare come il processo d’acquisto si sia attivato a fronte del trigger.

Quando percepiamo il bisogno di comprare, possiamo notare come il processo d’acquisto sia in realtà iniziato molto tempo prima nella nostra mente! Io sapevo già dell’esistenza della frittatiera, non la avevo mai comprata, ma – alla prima difficoltà con la frittata – ho subito desiderato questo aggeggio.

Volendola vedere dal punto di vista della psicologia dei consumi, diciamo che

il dolore generato dalla frustrazione di fallire nel cucinare era più forte del rapporto costi/benefici dell’acquisto di un oggetto che avrei usato si e no 4 volte in un anno solare.

 

Prima di acquistare, aspetta una settimana dal momento in cui si manifesta il bisogno

Strano ma vero, mi è rimasto impresso questo suggerimento dato da Will Smith in un’intervista. Nonostante un patrimonio di oltre 350 milioni di dollari, l’attore dichiarava orgoglioso come attendesse sempre 7 giorni prima di comprare le cose che desiderava acquistare. Questo gli serviva a comprendere se la sua era una reale necessità o un finto bisogno dettato dal marketing.

Quanta ragione hai, caro Will!

Il bombardamento di stimoli a cui siamo sottoposti è devastante.

 

Una ricerca di Omnicom Media Group ha rilevato che riceviamo circa 33.000 stimoli pubblicitari al giorno

 

Ognuno di questi stimoli ha un solo obiettivo: farci comprare. Ogni volta che vediamo un messaggio promozionale, esplicito o meno, si impianta nel nostro cervello il semino del processo d’acquisto. Se diventerà una pianta o sarà destinato a morire riassorbito nel terreno neurale non è dato saperlo, ma lui è lì e lavora contro di noi.

Perché contro di noi? Ora te lo spiego.

Ambiente, Portafoglio, Atrofia Cerebrale.

 

Non tutte le pubblicità sono brutte e cattive, ci mancherebbe.

A me fa comodo sapere che c’è un nuovo detersivo che sbianca già a 30°, un’auto sportiva che consuma come un’utilitaria o un software che mi fa le minute post riunione! Poi non è detto che io acquisti tutti e 3 i prodotti, ma corrispondono alla soddisfazione di un bisogno o di un desiderio che ho da molto tempo, con buona pace di Will Smith.

 

Ma quanti desideri/bisogni sono indotti dal marketing e quanti corrispondono a una reale necessità o potenziale appagamento?

 

33.000 stimoli al giorno significa che non riusciamo a usare logica e raziocinio anche laddove dovremmo. Ma, oltre a un problema per l’ambiente e il portafoglio, di cui sarebbe scontato parlare in questa lettura (delle due, guardate il documentario Netflix “Buy Now”), c’è un tema di atrofia cerebrale o – come dicono quelli fighi – di “Brain Rot“.

 

Il beneficio ci toglie neuroplasticità?

Questo articolo inizia con il ritornello “c’era una volta il saper fare le cose“. Non volevo parlare di processi d’acquisto, ma di come essi ci facciano portare a casa oggetti, servizi, abitudini che ci rendono così dannatamente stupidi.

Ci sono un’infinità di cose che possiamo migliorare grazie alla tecnologia o a invenzioni intelligenti. Ma ci chiediamo troppo poco quale sia il prezzo da pagare e qui torno al rapporto costi/benefici, ma al contrario:

Quanto quel beneficio è tale e quanto comporta un costo in termini di abilità, capacità, prontezza?

Forse avrai sentito parlare di neuroplasticità. Ti rinfresco comunque il concetto citando l’articolo di State of Mind che ho linkato:

La neuroplasticità indica la capacità del cervello di modificare la propria struttura nel corso del tempo in risposta all’ esperienza.

Si tratta di un meccanismo innato con cui il nostro cervello evolve e migliora a fronte della ripetizione di un’azione. Suonare uno strumento, scrivere, memorizzare un concetto, fare sport… nessuno nasce con il talento, il talento si allena e questa è una delle più grandi verità che la teoria del cervello plastico ha insegnato. Se ti interessa il tema ti consiglio di seguire la straordinaria Daniela Lucangeli.

Tornando a noi, avrai capito dove sto andando a parare.

Il paradosso della frittatiera

Quasi decisa ad acquistare l’agognata frittatiera, in preda a un senso di inadeguatezza culinaria devastante, a un certo punto mi sono fatta una domanda: ma, davvero ho bisogno di una frittatiera? Davvero non posso imparare a girare la frittata usando il coperchio? 

Arrivo al punto. Ci sono prodotti che generano enormi benefici, togliendo punti esperienza al nostro cervello in modo imbarazzante.

Un esempio su tutti? Il navigatore. Se domani mattina smettessero di funzionare i GPS, avremmo un mondo di gente che non sa dove andare, io per prima. Però il navigatore è fondamentale anche per evitare il traffico, i velox (ehm…). I sensori di parcheggio ci rendono più incapaci di gestire le dimensioni dell’auto, ma senza avremmo il conto aperto dal carrozziere. Ma milioni di persone guidano ogni giorno e queste “innovazioni” semplificano miliardi di micro azioni in modo efficace, senza particolari controindicazioni (a parte quelli negli anni ’90 che guardavano la mappa e non la strada e stiravano i pedoni, ma quei tempi sono finiti).

 

Però, la stragrande maggioranza dei prodotti che ci propina il marketing – come la frittatiera – non porta benefici sostanziali, ma contribuisce a renderci più incapaci sia in termini di manualità che di capacità cognitive.

 

Il problema non è, infatti, il singolo oggetto, ma la somma di centinaia di piccoli oggetti – ma anche servizi e comportamenti – che affollano le nostre vite, i nostri spazi fisici e, nella loro interezza, creano una voragine nelle nostre abilità manuali e cognitive.

Non me ne vogliano i signori che hanno brevettato la “girafrittate”, mi pare siano quelli di Frabosk, ma perché devo rinunciare a migliorare le mie abilità manuali e cognitive per l’illusione di avere più praticità in un task banale come la cottura della frittata!? Peraltro, ora posso fare outing, mentre scrivevo mi sono ricordata che avevo comprato questo arnese e lo trovai scomodissimo.

E, laddove non c’entra la manualità, entra in gioco la nostra capacità di allenare il pensiero creativo e laterale.

Quando abbiamo smesso di immaginare utilizzi diversi di oggetti di uso quotidiano?

Semplice, quando il marketing ha inventato prodotti per ogni singola funzione, rendendoci pigri e incapaci di trovare la soluzione in autonomia.

Quindi, il paradosso della frittatiera, ci spiega come una cosa apparentemente funzionale, in realtà possa rivelarsi deleteria per la nostra neuroplasticità e per i nostri spazi. Può sembrare semplicistico, ma se ci rifletti e ti guardi intorno capirai l’entità del problema.

Qualche esempio di come il marketing ci sta rendendo più stupidi e più e più poveri?

Mi focalizzo solo su esempi che minano la nostra capacità di usare le mani o il pensiero creativo e hanno una user experience talmente ostica che non ci sono davvero motivi per acquistarli, altrimenti la lista sarebbe infinita.

In cucina:

  • La frittatiera 🙂
  • Il separa-tuorli (la lobby del marketing non ti vuol far sapere che puoi ottenere lo stesso risultato con le sole mani!!!)
  • Il pela-mele a manovella (solo pulirlo dopo fa passare la voglia di usarlo)
  • Il togli-foglioline per le fragole

Nel mondo del beauty:

  • La crea boccoli automatica (la avevo comprata, terrificante)
  • Lo stencil per mettersi bene l’eye-liner
  • L’attrezzo per spalmarsi bene lo shampoo sulla cute (sic!)

Nel mondo della moda:

  • La cravatta già annodata

Nel fai-da-te:

  • Il raccogli polvere per il trapano (è sufficiente un pezzo di cartone attaccato con lo scotch carta sotto il buco)
  • Il pulisci pennelli automatico (perché il rubinetto è troppo mainstream, ma non ti dicono che devi andare al lavandino per cambiare l’acqua al pulisci pennelli)
  • L’app che ti dice i problemi delle piante (è sufficiente google lens o una chiamata all’amico col pollice verde)

 

Insomma, la lista sarebbe lunghissima, io ci tenevo solo a farti riflettere sull’importanza di pensare prima di acquistare, di analizzare il processo d’acquisto che si genera in te e dare priorità alla tutela delle tue capacità cognitive.

Stamattina ho visto un video comico che mostrava un ragazzo del futuro che, per usare il tasto per chiamare l’ascensore, lo scansionava per chiedere a Siri come si utilizzava… e l’ho trovato dannatamente realistico.